Un Buddhista da Marciapiede…

…quando la filosofia e la meditazione possono essere praticate on the road.

Ti racconterò una storia, un frammento della mia…e del perché sono arrivato a definirmi un “buddhista metropolitano”, un buddhista nato per caso e poi cresciuto con una discreta dose di buona volontà. Negli anni di studio e pratica ho compreso, dopo aver iniziato ad avvicinarmi al Buddhismo per pura fatalità, che ogni insegnamento e concetto religioso (a qualunque credo si appartenga), per avere efficacia, deve essere applicabile alla vita di tutti i giorni con uno scopo ben preciso: migliorarla. E’ stata questa determinazione a portarmi, oltre 15 anni fa, a sperimentare con una certa efficacia la meditazione e i concetti del Buddhismo tibetano come l’impermanenza, la compassione, la vacuità e la legge di causa ed effetto (il Karma).

Perché ho scelto di essere “pratico”?

Perché per me era l’unica opzione disponibile. Il “caso” tramite il quale tutto ebbe inizio si tramutava gradualmente il qualcosa con un senso ben preciso.

Come capita a molti, vivevo un momento di grandi difficoltà personali e professionali, la salute di mia moglie era stata messa a rischio da un angiomiolipoma al rene e di colpo mi ritrovai, come risucchiato da un vortice, sul fondo del mio personalissimo barile.

…non avevo grandi opzioni di scelta.

Conoscenza della filosofia buddhista ne avevo abbastanza, ma era solo a livello teorico: parliamoci chiaro, quando non sei colpito da eventi traumatici, tutto rimane nell’alveo delle proprie elucubrazioni mentali.

Adesso non avevo scelta: dovevo mettere in atto ogni cosa che avevo compreso, dovevo sopravvivere al momento e soprattutto reagire. Dimostrare prontezza di riflessi di fronte alle mie difficoltà professionali per riprendere in mano le sorti della mia attività, dare sicurezza a mia moglie ed ai miei figli, che non volevo subissero ripercussioni sul loro equilibrio.

Afferrarsi al concetto di impermanenza dei fenomeni

In quel momento trovai il primo appiglio in un concetto basilare: ogni cosa è transitoria, per sua natura. Non esistono stagioni sempre uguali così come periodi sempre negativi o sempre propizi. Dal momento stesso in cui si viene al mondo si è soggetti al cambiamento.

Iniziai a pensare che, nonostante ogni singolo minuto delle mie giornate pesasse come un macigno, ogni cosa, in un modo o nell’altro, sarebbe cambiata. Ti potrà sembrare banale, ma il ripetermi ogni giorno questa litania mi ha aiutato tantissimo. Ma non come conforto banale: come presa di coscienza consapevole. Siamo parte di questo mondo e possiamo subire o gestire gli eventi, anche i peggiori.

Cosa significa gestire (visto che non credo tu abbia bisogno che io ti spieghi il concetto di “subire”)? Semplicemente non reagire con malanimo agli eventi sfortunati. Avere approccio attivo e reazioni controllate, riflessive e non negative nei confronti dei momenti peggiori. Avere consapevolezza che cadere nella spirale della depressione e dell’odio verso gli eventi non fa altro che peggiorare la tua situazione. Non ti rende lucido e allontana da te persone ed eventi positivi.

Camminavo per strada con un libro in mano…

…ogni giorno , durante i 25 minuti di strada che dividevano casa mia dal lavoro, rischiavo di inciampare o finire sotto un auto. Ma non cedevo: leggevo e riflettevo sul modo più opportuno per venire fuori innanzitutto dalla mia condizione mentale.

L’ho fatto per mesi…andata e ritorno, casa e lavoro.

Perché la più grande scoperta che mi ha donato il Buddhismo è stata proprio questa: ogni cosa dipende da noi! Siamo noi che “costruiamo” la nostra realtà, persino quando gli eventi, anche i peggiori (come può essere il proprio stato di salute o quello di una persona cara), non siamo ovviamente stati noi a causarli.

Completiamo il puzzle della nostra realtà con la nostra personale visione delle cose.

E possiamo persino cambiare il corso degli eventi se, partendo da questo concetto, reagiamo agli eventi con equilibrio, positività, razionalità e compassione verso se stessi e verso gli altri.

…vuoi che continui a raccontarti di me?

…e che approfondisca gli altri concetti fondamentali del Buddhismo che mi hanno aiutato nei momenti peggiori e che oggi mi sostengono in ogni mia azione quotidiana?

Lo farò nei prossimi Post, qualunque sia la tua risposta, sempre che ve ne sia una.

E’ questo il motivo per cui anni fa fondai un Centro Studi e Pratica del Buddhismo tibetano nella mia città: semplicemente perché avevo desiderio che questo prezioso gioiello che avevo scoperto potesse aiutare anche altri. E ti posso garantire che è stato un vero successo. Perché?

…perché come ne ho avuto bisogno io, ognuno necessita di aiuto…

Se sei arrivato o arrivata a questo punto, probabilmente avrai uno strumento in più per affrontare i momenti “hard”, sappi che dentro di te ci sono risorse davvero incredibili.

Al Prossimo post…dal tuo “buddhista di quartiere” (citando Spider-Man)

Guglielmo Margio

foto da www.unsplash.com

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