L’arte di Correre

La Metafora di Haruki Murakami.

Non sono un appassionato di running e credo di aver tentato decine di volte di iniziare a correre per poi ritrovarmi altrettante volte ad avere rinunciato. Le motivazioni che ognuno trova per non correre sono molteplici: niente tempo a disposizione, troppa stanchezza dopo il lavoro, ecc. Haruki Murakami, nato nel 1949, invece no. Lui è uno scrittore- maratoneta che, nonostante la grande fantasia espressa nei suoi libri, ha una natura estremamente metodica ed ordinata che va agli estremi dello stereotipo dell’artista tutto genio e sregolatezza.

Voglio prendere un frammento del suo libro dedicato all’argomento, “L’arte di Correre” pubblicato da Einaudi, per una riflessione. La Corsa come Metafora, come afferma lo stesso autore.

Proverò a non essere banale…

…ma semplicemente a sfiorare l’argomento. Un altro Post in rete sulla “motivazione” sarebbe onestamente superfluo, ma mi piace l’idea di condividere con te un frammento di questo libro che, nella sua semplicità, spiega il significato del superare i limiti.

Correre per me è un ottimo esercizio, e al tempo stesso costituisce una valida metafora. Allenandomi giorno dopo giorno, partecipando ad una gara dopo l’altra, miglioro gradualmente i miei record, e in questo processo evolvo anch’io. O perlomeno cerco di evolvere, è a questo scopo che compio sforzi quotidiani. Come corridore non valgo granché, questo è certo…

Sono assolutamente nella media – o forse dovrei dire al di sotto. La mediocrità non costituisce però per me un vero problema. L’essenziale è superare anche di poco il livello raggiunto in precedenza. Se un corridore deve per forza individuare un avversario da battere, lo cerchi nel se’ stesso del giorno prima.

Una sana mediocrità.

L’accenno alla “mediocrità” di Murakami è, a mio avviso illuminante. E’ una mediocrità “sana” in quanto ti fornisce la consapevolezza dei tuoi limiti. Di quanto inutile sia avere modelli al di fuori da sé stessi. In una società così competitiva, piena di Social con foto patinate e di condivisioni di cene o pranzi in compagnia.

Una società in cui i peggiori avversari di sé stessi possono essere “modelli” a cui ispirarsi che poco o nulla hanno a che vedere con quello che realmente siamo. il rischio di sentirsi alieni è sempre più concreto.

Per questo motivo la frase che a me piace di più è : “Se un corridore deve individuare un avversario da battere, lo cerchi nel se stesso del giorno prima”.

Si…certo, Murakami fa riferimento anche ai propri limiti ed al modo di superarli con metodo e perseveranza. E questo è un punto. Ma a me piace interpretarla leggendola anche in modo più ampio : competere con sé stessi per snaturarsi e raggiungere modelli non confacenti con la propria natura può essere una violenza.

Quindi, se proprio vogliamo “competere” con qualcuno, può essere una vera sfida provare a farlo con sé stessi. Aspirando ad ottenere ciò che ci fa stare bene piuttosto che ad allinearsi a ciò che ci impongono certi modelli. E farlo con gradualità, come ci dice Murakami migliorando i “propri record”… giorno per giorno.

Che ne pensi ? Scrivi i tuoi commenti.

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Guglielmo Margio

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 L’arte di correre

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