Fragilità : un lusso per pochi.

Perché spesso si è costretti a nasconderla e quanto può costare farlo.

Essere sempre al 100%, andare a 1.000! Non ti sembra a volte di essere circondato da persone infallibili? Quanta sicurezza che trasuda da ogni loro poro. Sempre a 1.000, sempre al 100%! Entusiasmo, energia allo stato puro! Infondono sicurezza, danno consigli e giudicano ciò che è giusto e ciò che non lo è. Sguardo deciso, indagatore e passo svelto verso il prossimo obiettivo. Senza esitazioni. Sempre al 100%, sempre a 1.000!

Definizione di “fragile” dal vocabolario Treccani: “Che si rompe facilmente, specialmente per urto”.

Ammetto di non riuscire ad essere sempre al 100% ed ogni tanto, per urto, anche io tendo ad incrinarmi. Quindi, da vocabolario Treccani, posso definirmi “fragile”? Duro da ammettere soprattutto in contesti competitivi a livello professionale, ma anche in ambito familiare…facile non è. E se guardandosi allo specchio si intravede qualche incrinatura? Nasconderla, nascondersi. Ma può costare caro.

Perché in fondo che male c’è ad ammettere la propria fragilità? Certo, c’è il “male” di apparire deboli e la paura conseguente di essere sopraffatti. Sovrastati da eventi, surclassati da persone.

Sto scoprendo gradualmente però che nella fragilità siano racchiusi molti segreti. Per esempio se dopo un urto mi incrino o mi si rompe un pezzo, invece di far finta di nulla, sto imparando a fermarmi. Osservo il frammento rotto, analizzo il pezzo. Cerco di riflettere innanzitutto su un aspetto: è palese che in natura ogni cosa tende a “rompersi”. Anche io sono parte di “cose” in natura, quindi per la proprietà transitiva posso rompermi. Ma a quel punto è necessario scoprire le cause.

Ammettere di essere fragili.

Ammettere la propria fragilità potrebbe quindi essere segno di intelligenza e di maturità. Perlomeno ho questa impressione. Perché questa consapevolezza rende più semplice la lettura di ciò che realmente si vuole e ciò che (se non strettamente necessario) forse è meglio allontanare da sé.

Se sono costretto da ambienti, circostanze e status ad essere “infrangibile” vivo in una dimensione non-reale. In natura tutto è fragile: questo è un dato inoppugnabile.

Prendere consapevolezza della mia reale natura di fragilità forse mi aiuterà sempre più, in futuro, a realizzare ciò che realmente voglio, a circondarmi di persone e circostanze (nei limiti del possibile) che non mi provochino degli “urti”.

Può apparire una fuga? Può sembrare un atteggiamento poco coraggioso? E’ totalmente al di fuori dai modelli imposti da Social e TV on Demand? Dai modelli aziendali iperconnessi ed iperattivi?

Oppure la fragilità è presa di coscienza e sguardo verso ciò che realmente si vuole?

Mi piacerebbe conoscere la tua opinione.

La prossimo Post.

Guglielmo Margio

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