2 brevi Racconti per imparare a tuffarsi…

…e lasciarsi andare.

Ho trovato 2 brevi storie che possono indicarci un modo più fluido di approcciare la realtà o di affrontare sfide. Attraverso una semplice metafora, Confucio (che è anche protagonista dei 2 racconti) spiega il concetto di “entrare nel flusso”. Ma vediamole insieme. Un solo consiglio : non tentare di concettualizzare troppo…prova a leggere senza aspettative e necessità di comprendere in modo intellettuale. Lasciati andare alle storie…qualcosa rimarrà di certo!

Il Nuotatore.

Un giorno Yen Hui interrogò Confucio dicendo : “Quando attraversai l’abisso di Shang-shen, il traghettatore governò la barca come un essere sovrannaturale. Io gli chiesi : “Si può imparare a governare la barca?” “Si – mi rispose quello – uno che sa nuotare può esserne istruito, un buon nuotatore ne diviene capace grazie alla sua arte, un tuffatore, senza mai aver visto una barca, la governa facilmente”.

Yen Hui non era riuscito a comprendere cosa intendesse dire il traghettatore, quindi chiese a Confucio spiegazioni. Ed il Maestro rispose :”E’ chiaro. Colui che sa nuotare può esserne istruito perché non fa alcun caso all’acqua, un buon nuotatore ne diviene capace sempre perché non bada all’acqua, un tuffatore può condurla, senza mai averne vista una, perché guarda gli abissi come a colline…anche se la barca dovesse avere capovolgimenti e arresti, questi impedimenti non arriveranno mai a penetrare il suo intelletto.

Non bada a ciò che è esterno a lui, non dà importanza a ciò che è esteriore. Tutti coloro che danno importanza a ciò che è esteriore rendono maldestro l’interiore”

Il tuffatore “suicida”.

Mentre Confucio contemplava un monte e le cascate spettacolari di oltre trenta metri che lo attraversavano, si accorse di un uomo che nuotava tra la furia delle acque. Pensò che fosse un disperato che volesse togliersi la vita per dispiaceri. Quindi ordinò ai suoi discepoli di andargli incontro per poterlo salvare, ma questi, fatti alcuni passi, videro l’uomo uscire dall’acqua canticchiando e con i capelli sciolti sulle spalle.

A quel punto Confucio si avvicinò incuriosito all’uomo e gli chiese: “Come hai fatto? Ti ho creduto un fantasma che usciva dalle acque. E’ impossibile uscirne vivi. Qual’é la tua Via per avventurarti in cascate così impetuose?

E l’uomo serenamente rispose : “Non ho una via. Ho cominciato con lo “stato nativo”, ho progredito con le “qualità naturali”, mi sono perfezionato con la “legge celeste”. Entro insieme al flusso ed esco insieme al riflusso. Seguo il modo di comportarsi dell’acqua senza averne uno mio proprio. Questa è la mia Via.

Quindi Confucio gli chiese : “Cosa significa “stato nativo”, “qualità naturali” e “legge celeste?”. E l’uomo gentilmente rispose : “Che io sia nato sulla terra e mi trovi bene sulla terra è “stato nativo”. Che abbia progredito nell’acqua e mi trovi bene nell’acqua è “qualità naturale”. Poi agisco in un certo modo senza sapere il perché…questa è per me la “legge celeste”

Conclusioni.

Come tutte le storie o i “Koan” buddhisti, raggiungere il significato significa buttarcisi dentro. Non intellettualizzare troppo e arrivare ad una comprensione intuitiva. Pertanto, come sempre, mi auguro che ti siano piaciute e soprattutto che ti possano essere servite.

Al prossimo Post.

Guglielmo Margio.

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