Resilienza : 3 Consigli personali…

…per sviluppare la Capacità di assorbire un urto senza rompersi.

Fonte Wikipedia: in Ingegneria è la capacità di un materiale di assorbire energia di deformazione elastica. In Informatica è la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d’uso e di resistere all’usura in modo di garantire la disponibilità dei servizi erogati. In Ecologia e Biologia è quella capacità di una materia vivente di “autoripararsi” dopo un danno.

Resilienti si nasce o si diventa?

Ricapitolando : assorbire un urto, adattarsi alle condizioni e resistere, autoripararsi. Esiste in natura una qualità innata di adattamento che tocca anche l’essere umano. Io sono resiliente “di natura” ma la verità è che non ne sono consapevole. Diciamo che allora determinate condizioni possono spingere a scoprire le qualità di resilienza innata e svilupparle per adattarsi, essere utili a sé stessi ed agli altri, aggiustare le falle createsi in seguito ad una tempesta di fatti o emozioni. Si diventa resilienti nel tempo. Senza urti non si può sperimentare resilienza.

I 3 consigli che troverai di seguito sono frutto di esperienza personale. Dietro non c’è alcuno studio psicologico né tantomeno informazioni derivanti da ricerche su libri o siti specializzati. Quindi consigli da prendere per ciò che sono e con una specifica consapevolezza di base: nonostante l’applicazione nel tentare di essere sempre più resiliente, reputo decisamente lontano il mio traguardo.

#1 – Mettersi in Gioco.

E’ quello che io ritengo sia il punto di partenza fondamentale. Rimanere nella propria zona di confort ha i suoi innegabili vantaggi ma di certo non aiuta a sviluppare le capacità di adattamento. Nel caso quindi si viva una situazione personale e professionale soddisfacente, questo consiglio è da scartare. In caso contrario può essere stimolante e produttivo cercare di dare una sterzata alla propria condizione. Ma bisogna mettere in conto che ciò che si è programmato spesso non si verifica. Quindi, come in Informatica, si rende spesso necessario adattarsi alle condizioni d’uso e sviluppare resistenza verso condizioni ambientali non favorevoli in seguito alla propria scelta.

Nel caso la propria scelta sia “non scegliere” di cambiare allora è un’altra storia…ma non è detto che i prossimi 2 consigli non possano essere utili comunque.

#2 – Fotografare l’Attimo.

Nel pieno di una condizione sfavorevole o spiacevole, la mente vaga nel passato e si proietta al futuro in modo distorto. Crea immagini di ansia e tentazioni di tornare indietro. “Corsi e Rimorsi” storici. E’ assolutamente naturale. Ho sperimentato che per “salvarsi” da tempeste emotive create da attaccamento a persone, cose o situazioni che si sono dovute abbandonare, è importante concentrarsi sull’attimo presente. Come scattare fotografie, momento per momento, concentrandosi su oggetti esterni e sforzandosi di contenere i fattori emotivi. Questo aspetto per me rientra nella capacità in Ingegneria di Assorbire un urto. Spostare l’attenzione ed ingannare momentaneamente i propri stati emozionali.

Importante : Assorbire un urto non significa “non accusarlo”. Non vuol dire affatto “diventare insensibili”. La botta la senti, eccome, solo che inizi a sopportarla sempre meglio, tutto qui.

#3 – Creare Frammenti di Passioni.

In momenti di particolare difficoltà o stress è utile pescare nel lago dei propri interessi o delle passioni lasciate in un angolo. Non significa distrarsi per poco tempo per poi ritornare a rimuginare sulla propria condizione. Bisogna sforzarsi (perché spesso non si ha l’abitudine a farlo) a creare certi momenti. Frammenti di tempo caratterizzati anche da spazi fisici quali una stanza o un parco o qualsiasi altro ambiente che possa far stare bene. Questo per me coincide con il meccanismo che in Biologia ed Ecologia viene indicato come Autoripararsi.

Anche in questo caso, tutto ciò che è stato descritto non vuol dire affatto che “il colpo” subìto non abbia avuto effetti. Semplicemente che sia stato anch’esso causa di un effetto positivo. Affibbiare ad esso un altro significato. Ed avere un pò l’atteggiamento di un pugile che, dopo un gancio destro, sorride e spiazza l’avversario.

Conclusioni.

Resilienza: non ci sono vere e proprie regole. Solo stratagemmi. Io per primo, scrivendo questo post, cerco di “autoripararmi” in seguito ad un pugno allo stomaco. Le costole mi fanno ancora male. Non siamo macchine e anche davanti ad una foto si rischia di barcollare. Quindi niente di curativo in queste righe. Palliativi che aiutano a sostenersi e procedere. Tutto qui.

Al Prossimo Post.

Guglielmo Margio

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