Come un Album di Fotografie.

Siamo noi che diamo un significato a tutto.

Metti che un giorno qualcuno ti mostri le foto di una sua vacanza o di una ricorrenza. Non appena osservate si riesce a dare un giudizio puramente estetico del tipo: “ma che bel posto!”. Non molto altro. Ma per la persona che ce le sta mostrando, quegli scatti rappresentano un universo di emozioni e ricordi. La medesima cosa accade quando tu, aprendo l’applicazione del tuo smartphone, fai vedere le foto dei tuoi figli a conoscenti e colleghi. Credi davvero che provino ciò che tu stai sentendo?

La realtà è come un grande album di foto.

Non è composta solo da immagini ma anche da situazioni particolari, personali condizioni. Ma, se non vissute direttamente, anche queste sono come diapositive di nozze proiettate davanti ad un pubblico annoiato. Pensare che l’osservatore abbia il tuo medesimo coinvolgimento è assolutamente fuori discussione. Può sembrare triste come metafora, ma non lo è se si fa un parallelo con alcuni insegnamenti Buddhisti che proverò a descrivere in basso.

Siamo noi che imputiamo “significati”

Come se fossimo muniti di migliaia di Post it, dalla mattina quando ci svegliamo sino a quando chiudiamo gli occhi, non facciamo altro che appiccicare significati a cose, persone e situazioni. Per cui, così come un nostro personalissimo album di foto che portiamo sempre appresso, apriamo le pagine sul nostro passato, sul presente e – quanto bravi sappiamo essere – persino sulle foto che scatteremo in futuro, vivendo emozioni.

Ma la medesima realtà, vista da un osservatore esterno, non ha affatto l’impatto che ci immaginiamo. Quella “realtà” non è per nulla uguale alla nostra. Quindi, in sostanza, non esiste in modo oggettivo.

Complicato come concetto? E’ vero, un pò lo è. Ma non è da confondere con nichilismo o qualsivoglia altra diavoleria.

Il senso di leggerezza.

Una volta compreso che a tutto diamo significato (…ricordare bicchiere mezzo pieno e via di seguito…), è possibile ottenere un senso di leggerezza e di sostanziale libertà. In pratica, cosa importa di cosa possano ad esempio pensare gli altri di noi (o peggio di come ci possano giudicare)? Non è altro che un “punto di vista”.

E di conseguenza, tornando alla propria sfera di emozioni, perché farsi tormentare da persone, situazioni o cose? Avere consapevolezza di essere noi stessi ad abbinare loro certe emozioni può aiutare a controllarsi. E ad ottenere un maggiore senso di libertà nel non farsi governare da sentimenti negativi. Si scoprirà che quelle persone, situazioni o cose, oggettivamente…non esistono in quella maniera se non che per noi stessi.

Equilibristi.

Perché ad esempio si è simpatici ad alcune persone mentre per altri siamo insopportabili? Se oggettivamente fossimo l’una o l’altra cosa saremmo per tutti simpatici (o, al contrario, staremmo a tutti sugli zebedei). Ma sappiamo bene che non è così. Dipende quindi dalla “percezione” che gli altri hanno di noi. Tutto qui.

Come dei bravi acrobati, quindi, è necessario imparare a riconoscere il punto di equilibrio. Sotto il tendone di questo grande spettacolo che è la vita è necessario avere consapevolezza che gran parte del nostro malessere dipende da che Post It abbiamo appiccicato. Da che etichetta diamo a persone e situazioni, soprattutto a quelle che ci procurano fastidi o, nel peggiore dei casi, vero e proprio dolore.

E se dovesse capitare, come purtroppo è normale che accada nella vita, qualcosa di oggettivamente doloroso, tentare almeno di gestirla tenendo conto di tutto ciò. Magari, visto che di circo si sta parlando, provando ad indossare un naso da clown nei momenti più complicati.

Ho conosciuto persone che, senza la necessità di alcun consiglio o di leggere un Blog, lo hanno fatto con estrema naturalezza.

Al Prossimo Post.

Guglielmo Margio.

Foto dal sito Unsplash.com

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