Storia di Billy: Capitolo #4

Malessere Generale.

Al mio rientro a casa vado come di consueto a salutare Beatrice ed i bambini. Un bacio sulla fronte, quindi velocemente in bagno per rimettermi un pò in sesto. Mi guardo allo specchio e ho due occhiaie color grigio topo. Non mi sento per niente bene. La testa come immersa in una vasca di pesci rossi, alcuni capogiri e senso di nausea.

Beatrice come sempre mi chiama per andare a tavola ma proprio non ce la faccio, non ho alcun cenno di appetito. E’ evidente, penso, di avere alcuni sintomi di febbre. “Come stai?”, mi chiede Beatrice, “hai una faccia orribile. E’ successo qualcosa al lavoro?”. “No amore”, rispondo, “semplicemente credo di avere un pò di influenza. Vado subito a letto, domattina sarà passato tutto”. Ancora un bacio e mi fiondo nella mia camera.

Il mio stato di salute non mi convince quindi accendo lo smartphone ed inizio a cercare i sintomi su Google: capogiri, senso di nausea, pesantezza alla gambe ed occhiaie. “Mi pare non manchi nulla” penso, quindi clicco su “ricerca”. Ogni singolo malessere porta ad una malattia diversa.

Scopro di avere probabilmente il colera, quindi la tisi, la malaria ed alcune varietà di tumori fulminanti. Nella migliore delle ipotesi mi restano circa pochi mesi di vita e probabilmente è il caso di preparare la famiglia ad ogni nefasta possibilità di evoluzione del mio stato di salute. Nell’agitazione del momento valuto la mia attuale situazione finanziaria per verificare se ho i fondi necessari per affrontare le cure mediche in Svizzera.

Quindi inizio a cercare le cliniche ed i migliori specialisti, anche se non ho capito bene da cosa sono affetto. Odio gli svizzeri in generale e non capisco perché debbano avere questa perfetta organizzazione sanitaria. “O portano sfiga oppure sono loro stessi a provocare le malattie più rare, per poi farne un business”. In un turbinio di pensieri “complottisti”, tra agitazione e senso di impotenza davanti alla mia condizione ed a ciò che il destino mi ha riservato, mi addormento.

Un tintinnio di carillon alle 6 e 30 del mattino successivo mi sveglia dolcemente. Un tempo era possibile sferrare un pugno alla sveglia quando non si aveva voglia di alzarsi dal letto. Oggi non è più possibile considerato che, essendo uno smartphone, questa azione avrebbe un costo medio di oltre 400 euro. Beatrice dorme serena accanto a me rivolgendomi le spalle, come di consueto. Cosa vorrà dire? Prendo consapevolezza che devo andare al lavoro, anche se non ne ho le forze.

“Il mio collega di stanza, Stefano, sarebbe felice della mia assenza”, rifletto, “ed avrebbe un’occasione imperdibile per evidenziare il suo attaccamento al posto di lavoro, prendersi carico di compiti che spettano a me per mettersi in mostra…Non posso regalargli questo momento di gloria”. Mi faccio forza e produco stancamente tutti i movimenti standard della mattina. Dopo circa mezz’ora sbircio per la prima volta il mio telefono. Un messaggio da un numero sconosciuto.

“Tutto è Corpo, Tutto è Mente”.

“Chi caspita è?”, mi chiedo, “Che significa?”. Lo reputo un errore e chiudo. Avrei saputo a breve che non lo era. Ore 7.15, vengo giù dalle scale di casa mia e mi avvicino alla bici per sganciarla dalla catena antifurto.

“Dormito bene?…”, dice una voce alle mie spalle. Il primo istinto è di girarmi e sferrare un pugno, adottando ogni possibile tecnica di autodifesa. Il mio battito cardiaco è in aumento ma il timbro di voce mi è familiare. Mi giro di colpo. “…Dalla tua faccia, sembrerebbe di no”.

“Billy!”, urlo, “Ma che cazzo ci fai alle 7 del mattino a casa mia?”. Come già capitato nelle altre due nostre occasioni di incontro, sembra non ascoltarmi. “Non avevi tanta voglia di conoscere il mio numero di telefono? Hai letto il messaggio? L’ho inviato io”. Leggo l’orario: ore 3 del mattino. “Ma la notte non riesci a dormire?”. “Non sempre”, risponde, “Ma non perché la mia mente è affollata da pensieri disturbanti. Questo accadeva una volta, adesso sempre più di rado”. Tento di svincolarmi in modo diplomatico : “Devo andare al lavoro, come vedi, ma grazie per avermi dato finalmente il tuo numero. Ti sono davvero grato e…”.

“Tu oggi non andrai al lavoro”, mi interrompe, “Hai un impegno con me. Anzi, per essere più preciso, hai un grosso impegno con te stesso. Improrogabile”. Lo guardo con aria stupita e decisamente arrabbiata. Ma lui continua: “Ci tieni davvero alla tua famiglia? Al tuo lavoro e soprattutto a te stesso, oppure vuoi continuare a fingere che sia tutto ok?”.

“Ma va tutto bene Billy”, rispondo, “E’ solo che da un pò di tempo…”. “No” mi incalza “Non va tutto bene, fratello. Ed è il momento che tu dedichi un pò di tempo a capirci qualcosa. Quindi riaggancia la bici, chiama in ufficio e raggiungimi al parcheggio. Ti aspetto in auto. La troverai facilmente.

E’ una Volvo Polar color marrone chiaro, un carrozzone arrugginito che non si vede in giro da anni. Non puoi sbagliarti”. Quindi si allontana accendendosi una sigaretta. Rimango a guardarlo pensando di non dargli retta, ma onestamente non ho né la forza né tantomeno la voglia di andare in ufficio.

Ancora non mi sono del tutto ripreso e la notte è stata davvero agitata. “Forse è il caso di ascoltarlo. Un botta di vita…” penso ironicamente. Rimetto a posto la bici, chiamerò l’ufficio del personale più tardi. Vado al parcheggio, individuo l’auto di Billy e ci salgo su. Un forte odore di muffa mi aggredisce e nell’aprire lo sportello mi sembra di scorgere addirittura un piccolo fungo in corrispondenza della frizione. Billy sorride e mi dice : “Bene. Ottima scelta. Buon viaggio”. Quindi mette in moto.

“Dove siamo diretti?”, gli chiedo. “Che importanza ha?” mi risponde, “Non si deve avere sempre una destinazione”.

…Continua.

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