Storia di Billy: Capitolo #6

Come le pagine di un libro.

Nel silenzio delle vallate in cui ci troviamo, io e Billy siamo di nuovo, dopo tanti anni, un unico organismo vivente composto da elementi diametralmente opposti. Lui ha un passato ricco, un libro composto da molte pagine e scritto con dovizia di dettagli. Io un volantino promozionale a due facciate con poche righe sintetiche e molto chiare. Questa è la mia percezione. Ma sebbene esista una totale differenza tra i nostri racconti, l’essenza più pura su cui essi sono scritti, la materia prima, la carta, è assolutamente uguale. Ho la netta sensazione che sia quello il punto di partenza. Le righe composte durante tutti gli anni trascorsi si cancellano, nel luogo in cui ci troviamo nulla è storia passata, viviamo il momento presente.

D’altra parte cosa è il passato se non fotogrammi da mantenere nella nostra memoria. Un backup da effettuare se non si vuole perdere i dati. Una vecchia pellicola che sbiadisce giorno dopo giorno e tentiamo con tutte le nostre forze di mantenere integra, soprattutto se contiene immagini che ci sono care, che ci fanno stare bene. Ma, nonostante il nostro impegno, tutto inesorabilmente tende a scomparire. E’ la nostra vita che ce lo impone. Perché a guardarsi indietro si rischia di inciampare. Perché nonostante le gioie ed i fallimenti, le persone care e quelle che ci hanno fatto del male, se appartengono al passato, in qualche modo si somigliano. Il presente si deposita sul passato come fiocchi di neve lenti ma costanti, ricoprendo tutto istante dopo istante.

“Si chiamava Claire”, esordisce Billy. Inizio a pensare in modo confuso. Innanzitutto chi è Claire? E soprattutto perché parla al passato? “L’ho conosciuta in una delle banali e forzate feste aziendali” continua “in una splendida cornice, una terrazza su Manhattan affittata per celebrare i traguardi raggiunti dalla Company”. “Una collega?”, gli chiedo. “No” mi risponde Billy, “una delle cameriere che serviva ai tavoli durante la serata”. Annuisco sorridendo, lui continua. “Ero all’apice della mia carriera e, come ti raccontavo prima, era come se nulla potesse fermarmi. Eppure, quella sera, avviene come un miracolo”.

“Il solito approccio disinvolto” racconta “e sicuro. Mi avvicino e sai come funziona…una parola tira l’altra, alla fine ci si scambia i numeri di telefono”. “Un classico”, rispondo. Billy prosegue nel racconto : “Viviamo in una società veloce e liquida, non esistono tappe intermedie come una volta. Iniziamo subito a frequentarci e mi rendo conto che tutto ciò che mi circonda, i soldi, le donne ed il successo, iniziamo ad interessarmi sempre meno. Quindi passo un periodo assolutamente folle, combattuto tra romanticismo allo stato puro e arrivismo sfrenato. Ma alla fine cedo al primo”. “Non eri assolutamente cambiato”, gli rispondo, “la tua natura è nuovamente emersa”. “Nel modo più naturale e violento possibile, fratello mio”, continua Billy.

“Dopo solo un anno ci sposiamo, io decido di fare un passo indietro nella mia scalata aziendale, richiedo una mansione più umile ed accetto una retribuzione molto più bassa. Fine dei giochi. Niente più auto costose, feste, scarpe firmate e donne patinate”. Billy è nuovamente assorto nei suoi ricordi, sembra davvero sfogliare con cura le pagine di un libro, scorrendo riga per riga con grande attenzione. Si accende l’ennesima sigaretta, quindi continua.

“Eravamo felici e liberi da ogni vincolo che la società ti impone. Non ci interessava emergere, come si usa oggi, nessuna voglia di esporsi, non un selfie. Volevamo rimanere nascosti, come sotto una coperta calda d’inverno, una capanna costruita da bambini per nascondersi dal mondo”. “E’ davvero una bellissima cosa, Billy” gli dico, “una fortuna che capita a pochi”. “E’ proprio così” mi risponde sorridendo. “Vivi per anni e anni con la certezza che la tua esistenza sia matematicamente composta da equazioni infallibili, un meccanismo perfetto che impari a non fare inceppare, difendendolo da ogni agente esterno di disturbo. Le cose che reputi importanti le cataloghi e controlli che siano riposte bene sul loro scaffale. Poi avviene qualcosa.

Inizia a diventare importante il modo in cui prende il caffè la persona che ami. Il suo modo di muoversi in cucina, quali rumori producono i suoi passi, il suo ritmo di vita. Ti affidi alla musica di una realtà che fino al giorno prima non avevi mai ascoltato e ti sintonizzi. Le tue funzioni vitali non si aggrappano più alle dinamiche professionali o dei rapporti di pura convenienza sociale. Un’aria calda inizia a sollevarti da terra, gradualmente, come in una mongolfiera. E vedi rimpicciolirsi tutto quello che era il tuo mondo, così essenziale sino al momento prima”.

Billy si interrompe ed inizio a chiedermi cosa abbia a che fare tutto questa storia con il “burrone” di cui mi ha parlato. Come quando si guarda un film e tutto va bene ma percepisci che a breve succederà qualcosa di spiacevole, attendevo il seguito della storia.

…Continua…

Guglielmo Margio.

Se vuoi leggere il capitolo precedente clicca QUI.

Se vuoi leggere dal primo Capitolo clicca QUI.

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Foto dal sito Unsplash.com

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