I miei Paesaggi

Tutti i colori tranne uno.

I miei paesaggi, oggi, sono diversi da qualche tempo fa. Non dipende dalla mia vista che inizia a subire qualche battuta di arresto, ma da semplici cambiamenti di latitudine. Oggi sono tetti con le tegole su case basse, colline dai bordi arrotondati, sono caratterizzati da nubi allungate e nebbie invernali che odorano di muffa. Da una pioggia fine e fitta che bagna fino al midollo ma anche da un caldo che appesantisce gambe e pensieri. Sono campi sconfinati e curati con migliaia di girasoli e sterminate superfici di asfalto e capannoni industriali. Quanto incoerenza c’è nei miei paesaggi di oggi?

Sono spesso sfocati non a causa loro ma della velocità, quando sono osservati dal finestrino di un treno. Ed i treni, si sa, passano rapidi tagliando come una lama i paesaggi. Ma quanta responsabilità hanno i mezzi di trasporto nella mancanza di voglia di fermarsi? Non molta per la verità. Scorrere i post sui social spesso cattura molto più tempo dell’osservare un paesaggio. Ma non appare cosa inutile farlo, mentre il porsi davanti ad un panorama può sembrare superfluo, a meno che non si voglia fotografarlo per un Post su Facebook. Sarà…

Questi miei paesaggi di oggi assumono le sembianze di vicoli e facciate di marmo bianco e nero quasi a volere richiamare la mia attenzione e spesso sono silenziosi. Come persone distinte, durante una festa, di cui ti accorgi per la loro grazia e non a causa di urla o modi scomposti di gesticolare. Quando li fotografo, i miei paesaggi di oggi, spesso non hanno bisogno di un ritocco, non devo ritagliare o usare Instagram per migliorarne l’effetto finale. Hanno i loro molteplici colori anche se non totalmente. Ne manca uno: il blu scuro.

Nei miei paesaggi, oggi, l’azzurro del mare è stato sostituito dal verde dei monti e delle colline, nello stesso modo in cui i vicoli del centro illuminati dal giallo dei lampioni hanno preso il posto dei cassonetti di spazzatura scoperchiati. Ma non è questo il punto. E’ solo una parte della questione, poiché dall’altra parte le aree industriali di migliaia di chilometri quadrati hanno sostituito oggi il vento di scirocco che fino a qualche tempo fa vedevo strattonare ulivi e fichi d’india. Increspature di onde sostituite da solchi sull’asfalto.

In fondo i veri paesaggi che transitano dai nostri occhi, non sono altro che una proiezione di come ci si sente dentro. Non c’è mare, collina assolata o parcheggio di centro commerciale che possa davvero cambiare uno stato d’animo. Imputare il proprio malessere o la felicità a ciò che è fuori di noi non è altro che un trucco da prestigiatori dell’anima.

Certo è meglio avere di fronte un bosco piuttosto che una fabbrica di bulloni ed è innegabile che la bellezza possa generare benessere, ma non è tutto…non è tutto.

Al Prossimo Post

Guglielmo Margio

Foto dal sito Unsplash.com e scattate da me.

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