Intelligenze Artificiali.

Potremmo diventare schiavi delle nostre abitudini…tutto qui.

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Se ne parla davvero tanto negli ultimi tempi, passando dai facili entusiasmi a catastrofismi senza alcuna via d’uscita. Innanzitutto un concetto di base : cosa è l’intelligenza artificiale? Nella sostanza, per comprenderlo, basta navigare – come ognuno di noi fa ogni giorno – su internet o utilizzando App per accedere a Social o servizi. Un esempio molto pratico: dopo aver cercato per una volta una racchetta da Tennis o una pentola a pressione un algoritmo decide di sottoporre all’attenzione, per un determinato periodo di tempo, quei prodotti e tutti quelli che abbiano un’attinenza con essi. Su qualsiasi piattaforma ed attraverso “semplici consigli per gli acquisti”.

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Dopo aver utilizzato applicazioni per decidere dove andare in vacanza o per ascoltare musica, una intelligenza artificiale, appunto, deciderà di proporti sulla base dei tuoi gusti, luoghi o musicisti che abbiano affinità con quello che hai richiesto. Comodo, no? Ecco, è proprio in questo che risiede il vero inganno: non nello strumento, che è davvero eccellente se usato per accelerare un processo e renderlo più fluido, ma nella delega assoluta che si potrebbe concedere ad esso. L’intelligenza artificiale è pur sempre una macchina e quindi manca di alcune caratteristiche della mente dell’uomo, soprattutto non può né replicare né tantomeno simulare la creatività. Il pensiero eccentrico, artistico ed a volte illogico degli esseri umani non si può in alcun modo spiegare quindi è intraducibile in sequenze numeriche.

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Noi “semplici” esseri umani possiamo apprezzare l’arte e scatenarci in uno stadio, siamo capaci di amarci ed odiarci nello stesso tempo, da un pezzo di creta elaboriamo sculture e facciamo un uso del colore che stravolge la visione della realtà. Un’intelligenza artificiale può riprodurre un Picasso ma non può crearlo dal nulla. Può simulare, una volta ascoltati, Mozart o i Pink Floyd ma non riuscirà mai a partire da zero nel creare un prodotto originale. Necessita sempre di una base di partenza, una piattaforma di lancio: sempre e solo noi.

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Quali sono allora i veri pericoli? Che gli uomini, attraverso le intelligenze artificiali, si possano omologare a sé stessi. In che modo? Semplicemente adagiandosi alle scelte precedenti, accettando ciò che proporrà la personalissima intelligenza artificiale perché tutto sommato siamo noi che l’abbiamo impostata. Se faremo comprendere ad essa che stiamo seguendo una dieta non ci consiglierà mai di bere un whisky o deviare dal percorso mangiando junk food con gli amici. Se i nostri luoghi preferiti sono il mare e le spiagge assolate non ci proporrà mai una vacanza in montagna. Se ascoltiamo sempre musica melodica non comparirà mai una Playlist che contiene i Metallica.

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L’unico rischio dell’intelligenza artificiale e dei suoi effetti futuri sul quotidiano non risiede in una minaccia occulta e misteriosa, ma nel concreto pericolo che ci si possa abituare a sé stessi. Adagiarsi sulle proprie abitudini abbandonando gradualmente la follia, evitando sempre più di effettuare deviazioni improvvise.

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Ed allora lei, intelligente per com’è, magari inizierà a proporre cose non lontane dalle nostre scelte precedenti ma con qualche lieve variazione. Sottili accenni di scelte alternative che magari inizieranno a piacerci. Ed una volta ottenuto questo, sempre gradualmente, oserà un pò di più, proponendo qualcosa di suo. E noi, che ormai ci fidiamo ciecamente di lei perché lei, l’intelligenza artificiale, non ci ha mai fatto sbagliare, accetteremo di buon grado. Non ci permetteremmo mai di non seguirla e probabilmente ci sentiremmo insicuri nel non farlo.

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Potrebbe sottilmente orientare le scelte religiose e politiche, con delicatezza, come semplice “consiglio per gli acquisti”. Sarà in quell’esatto momento, non è possibile sapere con certezza quando e se questo accadrà, che potrebbero avverarsi tutte le paure che contraddistinguono il momento attuale.

Al Prossimo Post.

Guglielmo Margio

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