Essere di “leggerezza”…

…e non di peso.

Ognuno rappresenta per gli altri, nella moltitudine di rapporti che si intersecano in una giornata, un elemento che può aggiungere peso o, al contrario, fungere da piccola mongolfiera che solleva a pochi palmi da terra. Le azioni che fanno la differenza risiedono nelle parole che diciamo, nei modi con i quali entriamo in contatto, nella qualità dei pensieri che, una volta prodotti, vengono messi in circolo come bolle di sapone.

Ogni cosa semplice è un’arte e necessita di esercizio e buona volontà. Essere di peso con i propri dubbi e paure non comporta meno fatica dell’essere “leggeri” e dare sollievo. Questo non significa assolutamente prendere “alla leggera” (ma cosa c’è poi di così orribile in tutto ciò?). Ma mettiamo pure il caso che essere leggeri, nell’accezione più comune, può coincidere con “superficialità”, non contribuire a rendere più “pesanti” di quanto già non siano, gli aspetti della propria vita e quella altrui è tutt’altra cosa. Quindi “l’arte” di essere leggeri può essere imparata e praticata senza troppe difficoltà.

Una buona base di partenza può essere il rispetto di spazi fisici e mentali altrui, che non è cosa semplice da individuare. Prima di poterlo fare è necessario sviluppare buone qualità di osservazione ed essere capaci di uscire da sé stessi: immedesimarsi, avere empatia.

Non essere di peso può significare ad esempio non pretendere attenzioni, non aggiungere tensioni ad un momento critico, non far sentire ulteriormente in colpa chi magari già soffre di questa molto comune “patologia”. Non affaticare con i propri pensieri negativi gli altri, non aggiungere gocce di paura in chi ha un vaso quasi colmo. Per comprendere la misura del peso che si può apportare ad una persona o situazione basta uscire dalla propria sfera personale, smettere di guardare esclusivamente la punta delle proprio scarpe. Non avere la pretesa che gli altri ci seguano nelle nostre fobie, si aggancino ai nostri desideri, mettano per forza un “like” ad una nostra foto o post con pensieri alla rinfusa.

Essere di “leggerezza” è un gioco di parole, ma che rende l’idea. Come agganciare alcuni palloncini colorati alle dita di una persona per permetterle di sollevare da terra, anche se minimamente, la propria condizione. Farlo non è cosa difficile. A volte basta solo un sorriso, uno sguardo più lieve. Il Dalai Lama afferma un concetto semplice ed efficace: “La mia unica religione è la Gentilezza”. Non necessita di studi particolari o capacità di introspezione tipiche di maestri orientali. Anche semplicemente interessarsi alla condizione altrui, chiedere “come stai?”, può generare benessere e regalare un senso di sollievo.

Aggressività, paure ed ansie, sono caratteristiche tipiche di ognuno, nessuno può dichiararsi esente da questi stati d’animo. Ma in uguale misura si è capaci di ridere, parlare con calma e gentilezza, offrire una spalla su cui appoggiarsi. Essere di “leggerezza” e non di peso regala grandi soddisfazioni, fa sentire importanti e ricercati, regala sorrisi e sensazioni di benessere. Imparare a farlo è un’arte, come dipingersi il viso alleggerendo lo sguardo, allungando verso l’alto gli angoli della propria bocca, il tutto per rendere più lieve il cammino.

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Guglielmo Margio

Foto dal sito Unsplash.com

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