Storia di Billy: Capitolo #9

Invisibili gocce d’acqua.

Nebbia. “Stropiccia gli occhi…”, dico immerso nel mio sonno. Perché sto sognando, questo è certo. Impercettibili gocce d’acqua offuscano la luce dei lampioni, appannano il riflesso delle lampadine che provengono dalle finestre delle case. Non riesco ad orientarmi, a trovare la via di casa nonostante la percorra in modo meccanico da anni. “Perché?”, mi chiedo con un profondissimo senso di smarrimento. “Sto sognando”, ripeto tra me e me. È uno di quegli eventi che capitano di rado, quella consapevolezza di essere immerso in uno stato di incoscienza senza riuscire a venirne fuori. Un limbo, una palude.

Un ombra, nella nebbia, si avvicina verso di me con passo deciso. La cosa mi inquieta e cerco un posto in cui nascondermi ma non sono capace di orientarmi in quell’ambiente ovattato. Come quell’istante che vivi mentre l’aereo in cui ti trovi prende quota e trapassa per alcuni interminabili istanti uno strato compatto di nuvole. Quando mi è capitato di vivere quell’esperienza ho sempre avuto la sensazione di ritornare nel grembo materno: Conforto e smarrimento che si avvicendano in un gioco di equilibri.

“Sto sognando”, provo a dirlo ad alta voce ma non riesco a sentirmi. Quindi decido di arrendermi all’eventuale incontro con l’ombra che ormai mi è quasi di fronte. Non so cosa provare, paura e curiosità combattono mentre il battito del mio cuore fa da colonna sonora. Fotogrammi di un film che mi sembra di avere già visto, di cui conosco il finale, ma che mi tiene comunque incollato allo schermo.

L’ombra, adesso, si trova esattamente a sei passi da me. Ne percepisco le esatte dimensioni e ho come l’impressione di essere davanti ad uno specchio immerso nel fumo di un rogo. Vedo chiaramente i vapori provenire dalla sua bocca, dalle narici, frutto di un respiro calmo e profondo. Una voce calda, familiare, inizia a rivolgersi a me nel silenzio assoluto del luogo in cui ci troviamo, io e lui. “Ma lui chi?”, penso, anche se non faccio in tempo a chiedere.

“La nebbia che percepisci intorno a te è l’insieme di tutti i tuoi fantasmi, delle tue afflizioni mentali. Non sono altro che le tue paure, le avversioni verso chi non ti piace e vorresti allontanare con tutte le tue forze. Il tuo afferrarti a ciò che ti è caro come se fosse di tua proprietà, il terrore di perdere ciò che secondo te ti appartiene. L’insicurezza di non essere adeguato a certe situazioni e la ferma volontà di volere essere accettato dagli altri a costo di fare violenza a te stesso. Se solo provassi a voltare lo sguardo potresti vedere nitidamente ognuno di questi fantasmi, ma non farlo. Non ne hai ancora le capacità per individuare i loro contorni. Avresti la percezione di tutto l’insieme e potrebbe confonderti, terrorizzarti.”

“Ascolta con attenzione quello che sto per dire e fai uno sforzo per non distrarti. Non è altro che polvere su uno specchio, che un semplice gesto potrebbe eliminare. Sotto tutta quella polvere c’è la tua capacità di riflettere la realtà senza coinvolgimento emotivo. Si cela la natura più pura della tua mente. Mai nessuno ti ha mai insegnato come fare ad eliminare tutto lo sporco che ricopre quello specchio, ma non è poi così difficile. Basta un gesto semplice, il più naturale che esista, il gesto principale che ti consente di rimanere in vita. Un Respiro.”

“Fai un respiro profondo dalla narice sinistra, quindi butta fuori l’aria da quella destra. Fallo adesso. Non distogliere l’attenzione da questo gesto. Devi semplicemente porre tutta la tua consapevolezza sul flusso di aria che entra ed esce. Null’altro. Non sarà semplice perché la tua mente tenderà a divagare. A distrarsi. Tu non dovrai far altro, quando capiterà, che riportare tutta la tua attenzione su questo gesto”.

Mi rendo conto perfettamente di essere ancora immerso nel mio sogno ma mi attengo scrupolosamente alle indicazioni ricevute. Quindi inspiro, con calma, aiutandomi con un dito a tappare una narice, lo trovo il modo più semplice di procedere. Quindi butto fuori l’aria cambiando il verso esattamente come mi è stato detto. E dall’aria che viene fuori si espande come un flusso caldo che elimina una parte di nebbia che sino a quel momento mi aveva avvolto. Mi stupisco ma ripeto il gesto mantenendo la concentrazione. Non è facile, è proprio vero: i miei pensieri fluttuano passando da concetti complessi al pagamento della prossima bolletta del gas.

Lentamente l’ambiente che mi circonda diventa sempre più nitido. Mi guardo intorno e riconosco la strada che conduce verso casa mia, vedo la luce in lontananza della mia camera da letto. Riporto lo sguardo verso l’ombra, ma si sta già allontanando e la luce sempre più intensa dei lampioni, delle case intorno a me, una volta diradatasi la nebbia, mi rende quasi cieco. Quindi mi sveglio di colpo. E ho la reale sensazione del risveglio, lo sento in ogni parte del mio corpo. Come se udito, olfatto e tatto fossero amplificati.

Le invisibili gocce d’acqua fluttuanti nell’aria erano come concentrate in un unico bicchiere poggiato sul mio comodino. Non ero mai stato così bene e questo non poteva essere solo frutto di un sogno. Probabilmente ogni cosa iniziava a combaciare. L’incontro con Billy, le sue storie che si intrecciavano in qualche modo con la mia, il mio malessere che come una bustina di tè colorava la mia tiepida ma confortevole vita. Il tutto spazzato via da un semplice respiro in un sogno. “Non è credibile”, pensavo. Ma in quell’esatto momento era proprio così. “Devo parlarne con Billy”.

…Continua…

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Guglielmo Margio

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