Come si fa a spiegare…

…non tutto è descrivibile con le parole.

Siamo abituati, spinti come da una oscura forza analitica, a dover descrivere. Ci si ritrova a sostenere eventi, accadimenti o incontri e come per un riflesso incondizionato la mente prova a catalogare, etichettare per riporre sullo scaffale della memoria. Oggi si possiedono ancora più strumenti per poterlo fare, nelle memorie degli smartphone esistono enormi archivi di foto che immortalano occhi, labbra, cibi e monumenti.

Un enorme frullatore dell’anima che mischia i sapori. Elementi che, se non si fossero ritrovati in quel contenitore, non avrebbero mai avuto occasione di essere accostati. Un susseguirsi di immagini che possono rammentare, ma mai rievocare, ciò che sono le sensazioni. Ma c’è il momento, l’attimo prima dello scatto della foto, il frammento di tempo prima di mettersi in posa. Quella sensazione che fa vibrare le corde delle emozioni e che provoca il movimento incondizionato. È la paura di perdere tra le pieghe delle lenzuola della memoria una perla incastonata in un orecchino. Ma non tutto può essere conservato sotto il vuoto di una foto, riassunto in un Post o in una delle Stories che non lasciano altro che una traccia effimera.

Come si fa a spiegare un abbraccio alla fine di una lunga assenza oppure un momento prima di abbandonare chi ci è più caro. Il tenere per mano un figlio e scoprire che la dimensione del suo palmo adesso è simile alla tua, mentre è ancora vivo il ricordo di quando scompariva teneramente tra le tue dita. Il camminare tra i vicoli di una città che ci ha visto qualche decennio prima ragazzi e pieni di speranze e che oggi ci accoglie nuovamente ma diversi, trasformati nei nostri sogni, nelle nostre prospettive. Come si fa a spiegare la gioia di uno sguardo o di una parola d’affetto inaspettata. Ed il mare, il suo colore quando il cielo è scuro, il suo spruzzo sul viso quando si è sulla riva e ci si lecca le labbra sentendo il sapore del sale.

Il panino mangiato sugli scalini di una chiesa in una giornata di sole, guardando tua figlia ormai ventenne ma che non ha perso ancora il suo profilo da bambina. Il rumore dei passi sull’asfalto bagnato dopo un temporale con la felicità di averla fatta franca. Il profumo di una persona che ricorda il gelsomino ma che no…non è proprio così. Non è facile descrivere quell’odore così delicato. Ed il tono della sua voce così tranquillizzante, al punto di non poterne fare a meno come di una coperta quando è troppo freddo.

No, non tutto è descrivibile con le parole o con uno scatto fotografico. Non tutto deve per forza essere catalogato all’esterno del cuore utilizzando strumenti e supporti alla nostra memoria.

Al prossimo Post.

Guglielmo Margio

Foto dal sito Unsplash.com

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