Pagine non Trovate.

Error 404.

Foto da Unsplash.com

Navigare sul web alla ricerca degli argomenti più disparati, momenti di pura evasione in cui il tempo si dilata. A dover quantificare i minuti, le ore trascorse in queste scorribande ci si perderebbe la ragione. Navigare, mai termine potrebbe essere più azzeccato, Spingere tra le onde di un mare infinito la propria barca e ad un certo punto, in un istante, imbattersi nell’errore. L’infallibilità della rete si infrange su uno scoglio di sequenze numeriche che non portano a nulla. Fermarsi, contemplando la propria delusione, il proprio smarrimento di fronte alla falla che si apre davanti ai nostri occhi. Error 404: Page Not Found.

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Uno schermo confuso, che riporta agli albori della tecnologia. Sono frasi sconnesse e tecniche in un inglese incomprensibile, roba da Nerd. E quella strana dicitura di cui pochi conoscono il significato: Error 404. Perché proprio quel numero, cosa significa realmente? Si legge anche al contrario, invertendolo è uguale, davanti ad uno specchio non cambia. E l’abitudine, la sicurezza che ogni risposta possa emergere dal ticchettare di una tastiera, fallisce miseramente. La reazione più naturale, dopo il senso di frustrazione, è tornare indietro, utilizzare una freccia che ci riporta alla ricerca precedente. Un passo indietro, fosse possibile farlo soprattutto dopo aver commesso un errore.

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Dopo aver cliccato male su un tasto delle proprie idee ed aver visto, senza poterselo aspettare, una pagina non trovata per come ci si immaginava. Un imprevisto indefinibile perché si era certi di stare compiendo tutti i passaggi che la ragione imponeva. E così che la scienza esatta del programmare l’esistere si imbatte in una moltitudine di Error 404, continuamente. La pagina bianca si trasforma allora in occasione di riflessione.

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Fermarsi, non muoversi davanti a quello schermo che comunica frasi incomprensibili, che non risolvono il problema che è sorto. Si può riflettere. Un Error 404 è comunque frutto di un’azione, qualcuno avrà pur cliccato su quel link simile a milioni di altri ma profondamente differente. Che significa? La risposta che si ricercava si cela probabilmente dietro lo schermo, dentro ogni singolo pixel. Avvicinando il viso verso la luce del monitor si perde la focalizzazione dell’insieme, tutto sembra avvolto dalla nebbia.

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Come un occhio che viene ricoperto da una patina bianca a causa della cecità, che diventa opaco e che per questa menomazione non guarda più verso l’esterno. Ha l’occasione di indagare l’interno, osservare se stesso, guardare la propria anima. Le pagine non trovate, eventi dirompenti nel flusso di razionalità e controllo di ogni singola azione, sono totalmente rivoluzionarie. Ribaltano le certezze, spingono a trovare nuove risposte. Sono l’eco crudele e vivace della realtà per chi ritiene di poter controllare tutto. Chi non cade in questa illusione?

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La mancata risposta alle domande perché non tutte le domande ne hanno una. Sono interruzioni impreviste, il confronto crudele con il fallibile, il ribaltamento della propria imbarcazione che ci tuffa in acque sconosciute.

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Guglielmo Margio

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