Un Soffio d’aria leggero

Lo sento sulla faccia, camminando per strada se velocizzo il passo riesco a distinguerlo ancora più nitidamente. In questo momento preferirei che venisse fuori dalla mia bocca e che riuscissi a farlo in modo più fluido, con maggiore forza, per sgombrare quei fumi che mi si parano davanti ogni tanto. Accade più o meno con regolarità che non appena ho la percezione di avere ben chiara la scenografia in cui mi muovo, ogni singolo oggetto di scena e le luci che evidenziano le zone in cui sostare o i percorsi da seguire, tutto di colpo mi si annebbia.

Mi ci vorrebbe quindi un pò di forza in più nei polmoni per spingere verso l’alto le nebbie di scena che probabilmente qualche incauto tecnico avrà messo in funzione, proprio nel momento in cui avevo preso padronanza dell’ambiente.

Photo by Jonathan Andreo on Unsplash

Che strano, tra tutte le migliaia di cose che la nostra mente può immaginare, che può ricordare anche se ne ha preso visione solo una volta, la più importante, quella che per ogni essere vivente è fondamentale nessuno riesce a visualizzarla: l’aria. L’unico elemento in natura che è invisibile, che per quanto ci si possa concentrare, chiudendo gli occhi, non si riesce a visualizzare. Quell’elemento senza il quale nessuno può rimanere in vita. Non è paradossale? Forse no, voglio approfondire il pensiero.

Provo a cercare su Google Images…bellissime foto di nubi, cieli azzurri. Non è quello che cercavo. Se volevo immagini del cielo avrei digitato : “cielo”. Se avessi voluto le nubi avrei fatto altrettanto. Persino Google non riesce a centrare l’obiettivo.

Photo by Rajeshwar Bachu on Unsplash

Si passa un tempo illimitato a far volare pensieri confusi e spesso senza logica, non appena gli occhi si socchiudono siamo come aggrediti da immagini in un frullatore. Ognuna di queste ci porta ad un pensiero che a sua volta riconduce ad altre immagini come una catena. Un ciclo senza fine nel quale ci perdiamo, una pianta di cui non si capisce quali siano le radici e quali le foglie. Eppure in tutto questo turbinio nulla è realmente vitale come può esserlo l’aria che ci sta sostenendo, che tiene in piedi il complicato meccanismo di corpo e mente. E se il nostro pensiero si concentra esclusivamente sul suo fluire, su inspirazione ed espirazione, sentendo il fresco che produce entrando dalle narici, soffermandosi sul calore che provoca il suo uscire dalla bocca espirando, gradualmente ogni cosa, persino le immagini più incisive perdono sostanza. Ma non è questo il punto…

Photo by Beata Ratuszniak on Unsplash

…non è questo il punto. Torno al mio pensiero iniziale: “Mi serve più aria per diradare il fumo che ho davanti”. Inspiro con fatica, ma lo faccio. Quindi la mente si ferma e riflette. Che strano termine…”riflette”. Azzeccato. Come uno specchio, senza emozioni, coglie la sostanza delle cose…riflette. Vivo nel mondo delle immagini, la mente è affollata da oggetti, sguardi, slide e grafici. Penso quindi che sia quella la vera sostanza dell’esistenza. Ed invece non è altro che invisibilità, nulla, vuoto pieno di vita. Energia disponibile sempre che avidamente colgo anche durante il sonno.

Photo by Luiz Felipe on Unsplash

Le camminate in centro e le corse in metropolitana. Il vicino che disturba, la commessa gentile, il fiume che si guarda con la coda dell’occhio mente si fa running, le onde del mare d’inverno osservate dal finestrino appannato di un auto. Il profumo di cibo nel salire le scale verso casa all’ora di cena. Il neonato che grida quando viene al mondo, che ruggisce al suo primo contatto con l’aria. Tutto è praticamente niente, invisibile. Ogni cosa è aria, in questo elemento ha la sua origine e quindi cessa con la mancanza del suo fluire.

Photo by Johannes Plenio on Unsplash

L’ esistere quindi non è altro che un soffio d’aria leggero. Sentire sé stessi al centro di tutto, dare eccessiva importanza a quel riflesso su uno specchio, è allucinazione allo stato puro, esperienza lisergica senza l’utilizzo di alcuna sostanza. Sono solo immagini su immagini che ritraggono nei luoghi anche più banali, con persone più o meno odiate, davanti a cibi esotici forniti da un Rider pagato pochi centesimi l’ora. E ci si muta in un virus che tenta di prendere possesso di ogni piega disponibile nell’organismo vivente dei social, una metamorfosi che farebbe impallidire il miglior Kafka.

Adesso provo ad inspirare più profondamente, per il momento mi è più difficile farlo rispetto a qualche tempo fa ma non mi abbatto: raccolgo energia gratuita e vitale, espiro con calma e costanza e così i fumi iniziano finalmente a diradarsi. Ecco, intravedo una vecchia scenografia che mi è familiare, una macchina da scrivere di quelle sul verde ed i tasti color avorio, una lampada, ed una poltrona, quella poltrona Frau in pelle rossa rovinata sulle cuciture. Ed un baule in cuoio marrone con delle grosse fibbie in metallo. Vado ad aprirlo…prima che l’aria disponibile inizi a rarefarsi.

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Guglielmo Margio

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