Valigie di Emigrante.

Cosa mi porto appresso dopo aver concluso la mia permanenza in Sicilia.

Innanzitutto la consapevolezza che le valigie non esistono più. Viaggiamo con zaini e trolley che grazie alle loro ruote non fanno sentire il peso del rientro. Se di peso si può parlare. Per me adesso non è più così. Si emigra per scelta, forzata o meno che sia, e dietro a questa decisione c’è sempre una profondo atto di riflessione. Abbandoni ciò che non ti sta bene, condizioni che non ti garantiscono un futuro, che non proteggono quello dei tuoi figli.

L’unica certezza è che noi emigranti siamo tutti uguali in qualche modo. Certo cambiano le condizioni di viaggio. Io partirò con l’unico treno rimasto, a lunga percorrenza, dalla Calabria a Torino. Chi viaggia in un gommone non ha le medesime comodità. Ma di fondo noi emigranti siamo tutti simili.

Quali sono quindi le difficoltà nel comprendere chi oggi raggiunge l’Europa con la speranza di un futuro migliore?

Per avere una lettura un pò più equilibrata, in tempi in cui la politica affronta l’argomento stuzzicando la pancia del popolino, basterebbe parlare con un vicino di casa o un collega che ha maturato la stessa esperienza. Magari non provenendo necessariamente da terre così lontane, ma sempre passando dall’esperienza dell’abbandono dei luoghi in cui è nato.

Cosa può raccontarti un emigrato?

Probabilmente avrà difficoltà a descriverti nel dettaglio i motivi della sua scelta. Ha agito sotto l’impulso della sopravvivenza. E’ stato oggetto di emozioni ai limiti dell’esperienza allucinogena, lisergica, in cui lucidità ed incoscienza si fondono in un unico atteggiamento mentale.

Può raccontarti la sua rabbia verso il luogo che ha dovuto abbandonare spiegandoti di essersi sentito abbandonato. Probabilmente ti racconterà dei momenti, una volta che il suo stato di emigrato ha raggiunto alcuni anni di esperienza, in cui “sente” qualcosa che lo richiama verso il luogo di nascita. Ma non capendo bene cosa è. Nostalgia? No. Odori e sapori? Probabilmente, ma non è determinante.

Un canto delle sirene che racchiude in sé l’inganno.

Cosa mi porto appresso, quindi, nel mio zaino da emigrato?

La certezza che se qualcuno ci avesse voluto con le radici, ci avrebbe creato alberi e non uomini.

Che in un mondo “liquido” ed in trasformazione continua e repentina, a causa di economia, guerre e mancanze di beni fondamentali come acqua e cibo, il fenomeno migratorio è inarrestabile. E’ come voler fermare una valanga con una paletta da spiaggia.

Mi porto appresso una condizione mentale sempre più compassionevole verso chi è portato da cause e condizioni ad emigrare.

E la certezza che chi parla, spesso a sproposito, di emigrazione e migranti, dovrebbe almeno per una volta nella sua vita provare questa esperienza. Ma non per gioco…realmente.

in Viaggio…

Adesso torno nella mia seconda casa, che non necessariamente sarà l’ultima. Ci torno sereno perché ho avuto nuovamente conferma di aver fatto la scelta giusta.

Nel caso mi dovessi trovare a confrontarmi con un emigrante come me, qualunque colore abbia la sua pelle e qualunque lingua parli, gli dirò di farsi coraggio e di non tornare indietro. Gli offrirò il mio aiuto nel caso me lo dovesse chiedere e non gli negherò una parola di conforto.

Metterò nel suo zaino un minimo di compassione, che tanto è a costo zero.

Al Prossimo Post.

Guglielmo Margio

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. elettasenso ha detto:

    Anch’io sto vivendo in questo periodo la condizione di migrante: migro cambio sposto volo via
    Eletta

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    1. Guglielmo Margio ha detto:

      In bocca al lupo 🍀👍 e Buona Vita!!

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      1. elettasenso ha detto:

        🐠🐝🐟 buona vita 🐞🐞🐞

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